Evonimo dai frutti ornamentali

Nome scientifico Euonymus o Evonymus, della famiglia delle Celastraceae, origine: Europa, Asia, America, Australia. 
Al genere Euonymus appartengono oltre 170 specie di arbusti, rampicanti e alberi, alcuni a foglie decidue e altri sempreverdi. Le foglie sono opposte, picciolate, quasi sempre liscie. Particolarmente ornamentali sono i frutti a capsula.


Coltivazione
Gli evonimi si coltivano solo in esterno, in piena terra oppure in grandi fioriere su balconi e terrazzi. Le specie e le varietà variegate vengono coltivate in vaso. Le specie sempreverdi si mettono a dimora in ottobre nelle regioni a clima freddo e in aprile nelle altre, mentre le specie decidue tra ottobre e marzo. Per le siepi si utilizzano esemplari giovani di specie sempreverdi, che si mettono a dimora a una distanza di 30-40 cm l'uno dall'altro. La concimazione si effettua con concime organico, nella dose di 100-500 g per decalitro di terra oppure con concime ternario complesso nella dose di 20-30g/mq. Il terriccio per la coltivazione in vaso deve essere composto da 1/3 di torba, 1/3 di terra da giardino fertile e 1/3 di sabbia o pietra pomice. La concimazione si effettua con 20 g di concime ternario complesso per decalitro di terra. Nel periodo di crescita ogni 15-30 giorni aggiungere all'acqua di irrigazione un fertilizzante liquido nella dose di 10-20 cc per decalitro. Per le siepi occorre intervenire nel primo anno dopo l'impianto cimando i germogli principali. Negli anni successivi si interviene in primavera.

Gli evonimi possono essere collocati sia al sole sia in ombra parziale. Le specie più comunemente coltivate sono resistenti sia alle alte che alle basse temperature. L'annaffiatura è necessaria solo in periodi di siccità prolungata, per giovani piante o per quelle coltivate in vaso. La rinvasatura si effettua in primavera (ogni 1-2 anni), secondo la crescita delle piante.

Moltiplicazione
Il metodo più usato è il prelievo in agosto-settembre di talee semilegnose (ramo dell'anno più una porzione del ramo portante) lunghe una decina di centimetri, che si fanno radicare in un miscuglio di torba e sabbia in parti uguali, mantenendole in luoghi riparati ma non riscaldati. A radicazione avvenuta, le talee si invasano singolarmente e si mettono a dimora dopo 1-2 anni.

Malattie e parassiti
Il comune fungo chiodino causa marciumi radicali che portano alla morte della pianta; le piante colpite vanno eliminate per non costituire fonte di contagio. L'oidio (muffa bianca) provoca la comparsa di macchie bianche pulverulente sui germogli e sulle foglie: trattare con zolfo, karathane o altri prodotti antioidici. Gli afidi e le cocciniglie causano sia danni diretti, poichè sottraggono la linfa alla pianta, sia danni indiretti, poichè sulla loro melata si sviluppano le fumaggini: combattere con aficidi e anticoccidici. Le larve di alcuni lepidotteri possono rodere le foglie: si combattono con appositi insetticidi.


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