E s’aprono i fiori notturni, nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi: là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi, come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala. Nasce l’erba sopra le fosse.
Un’ape tardiva sussurra trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s’esala l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala; brilla al primo piano: s’è spento . . .
È l’alba: si chiudono i petali un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta, non so che felicità nuova.


(Giovanni Pascoli)

Alberi e piante da frutto: Fico, Pesco, Mandorlo, Susino

 

Il Fico, nome scientifico Ficus carica della famiglia delle Moraceae

Il Fico è una pianta da frutto spontanea nelle regioni del bacino del Mediteraneo, diffusa in tutta Italia e coltivata su grandi superfici nel Meridione. 

wikipedia

La parte commestibile del fico è rappresentata dall'infiorescenza, formata da un ricettacolo carnoso, di forma variabile, incavato, all'interno del quale si formano i fiori, molto piccoli, e, in seguito, i minuscoli frutti. Esso è munito di un'apertura tondeggiante, detta ostiolo. 

La pianta di fico ha un'altezza di 6-7 m e la distanza tra le piante deve essere di 6-12 m. E' un albero con radici molto sviluppate e fusto a corteccia color cenere, liscia. I rami giovani sono grossi, le foglie sono grandi, con 3-5 lobi, verde intenso sulla pagina superiore, più chiare sulla pagina inferiore.
 
Le gemme a fiore sono poste all'ascella delle foglie situate verso l'estremità dei rametti. I fiori, molto piccoli, sono contenuti all'interno del ricettacolo dell'infiorescenza, detta, siconio e denominata comunemente frutto. 
 
wikipedia

Il  vastissimo genere Ficus, comprendente numerose specie ornamentali, si trova anche Ficus carica il fico comune, che cresce spontaneo in tutto il bacino del Mediterraneo ed è coltivato per frutti fin dall'antichità. 
 
Questa specie viene di solito ripartita in due varietà: Ficus carica sativa, il fico domestico coltivato, e Ficus carica caprificus, il caprifico, spontaneo.

Il tronco, spesso contorto e con molti polloni alla base,è ricoperto da una corteccia liscia, sottile, grigio-cenere. 
Le foglie sono di notevoli dimensioni, palmato-lobate, con 3-5 lobi, verde vivo e ruvide sulla pagina superiore, più chiare e pelose su quella inferiore (la peluria può essere irritante per la pelle). 
I fiori sono molto piccoli, unisessuati (stami e pistilli si trovano su piante diverse) e sono contenuti nel ricettacolo dell'infiorescenza (cioè nel cosiddetto frutto, chiamato botanicamente siconio), che presenta in basso una piccola apertura tondeggiante, l'ostiolo. 
 
I veri frutti, piccolissimi acheni (frutti secchi con un solo seme), sono in realtà quelli che vengono chiamati "semi". Il fico domestico produce due tipi di "frutti", i cosiddetti fioroni (o primaticci), che si formano in autunno e maturano in giugno, e i fichi veri e propri, che si formano in primavera e maturano a fine estate. Alcune varietà producono un solo tipo di "frutti" (varietà unifere), mentre altre producono ambedue i tipi (bifere). Il caprifico, che rispetto al fico domestico ha foglie più piccole, produce fichi non commestibili. 
 
 


Coltivazione
 
Il fico viene solitamente coltivato in piena terra come pianta da frutto, anche se talvolta è utilizzato come pianta ornamentale, per cui sono state prodotte moltissime cultivar che si distinguono per la
forma o il colore del "frutto". Sono state messe in commercio anche varietà nane in vaso che comunque, dopo 2-3 anni, devono essere piantate in piena terra. 
 
Le piante si mettono a dimora in autunno (nelle zone a clima freddo) o all'inizio della primavera. Non hanno particolari esigenze per quanto riguarda il terreno, poiché si adattano anche a terreni poveri, sassosi, aridi, purché ben drenati. Il terriccio per la coltura in vaso può essere composto da torba e sabbia in parti uguali, concimato con fertilizzanti in cui
prevalgano fosforo e potassio, per evitare un'eccessiva vegetazione, nella dose di10-20 g per decalitro di terra.

Esposizione
Si adatta sia a posizioni in pieno sole sia in ombra parziale.

Temperatura 
Le piante di fico prediligono le zone a clima mite, anche se possono sopportare temperature piuttosto fredde, ma non gelate prolungate. Nelle regioni a clima freddo è consigliabile comunque piantarle in posizioni riparate.

Annaffiatura
Il fico non tollera un'eccessiva umidità  del terreno, ma nella stagione della fruttificazione ha bisogno di abbondanti annaffiature: intervenire quindi con regolarità e in abbondanza, evitando i ristagni d'acqua.
Una buona pacciamatura aiuta a mantenere un'adeguata umidità del terreno. 

Rinvasatura
Il fico si rinvasa in primavera con lo stesso terriccio indicato in coltivazione utilizzando un vaso di dimensioni più grandi del precedente. 

Toelettatura
Eliminare i rami secchi o danneggiati e i polloni, a meno che non si voglia  "rinnovare" la pianta (per esempio, in caso di gravi danni dovuti al gelo), allevando il pollone basale più robusto. 
 
Riproduzione.
Il metodo più utilizzato è la talea: prelevare in estate rami ben lignificati lunghi una quarantina di centimetri, recidendoli subito sotto un nodo, e piantarli in piena terra, anche direttamente a dimora, mantenendo il terreno appena umido. Un altro metodo è il distacco in autunno dei polloni radicati dalla
base della pianta, che si trattano come le talee. Per le varietà è necessario l'innesto (a gemma, a scudetto, ecc.) da effettuarsi in primavera-estate. 

Malattie e parassiti
Un coleottero ( del genere Carpophilus) può danneggiare i frutti delle varietà con ostiolo più aperto: è necessaria in questo caso una raccolta precoce.
I nematodi possono essere un problema nei terreni piuttosto sciolti, ma non in quelli pesan­ti; in ogni caso esistono portainnesti resistenti a questi parassiti.
Tra le malattie, la ruggine ( Cerotelium fici} attacca le foglie: si controlla con prodotti anticrittogamici
rameici, come la poltiglia bordolese.
L'antracnosi (Glomerella cingulata) provoca la comparsa di macchie scure sui frutti, ma raramente sono necessari trattamenti. 
 
 

Il Pesco. Nome scientifico Prunus persica della famiglia delle Rosaceae, origine Cina

Il pesco è una pianta arborea originaria della Cina, coltivata per i frutti e molto diffusa nel nostro Paese. 

Il pesco ha un'altezza di 4-8 m, e il diametro della chioma è di 4-7 m, la distanza tra le piante deve essere di circa 4-7 m in tutte le direzioni, variabile a seconda del tipo di portinnesto e di forma dell'allevamento adottati. 

Il Pesco è un albero con apparato radicale piuttosto superficiale. Il fusto è contorto, la chioma tondeggiante. Le foglie sono lanceolate, a margini seghettati, verde vivo sulla pagina superiore e grigio-verdi inferiormente. I fiori, isolati, rosa, raramente bianchi o rosa-porpora, sbocciano in primavera sui rami di un anno. 

Il frutto è una drupa tondeggiante, con epicarpo (buccia) tomentoso, mesocarpo polposo, bianco o giallo, ed endocarpo legnoso, aderente alla polpa o spiccagnolo (che si stacca facilmente). Esternamente il frutto si presenta di colore variabile: rosa o giallo, più o meno intensi. I frutti maturano in estate.

Coltivazione: Il pesco è coltivato in esterno soprattutto come pianta da frutto. Cresce bene nei terreni fertili, profondi, di medio impasto o leggermente sciolti , ben drenati. Per i terreni sabbiosi è indispensabile una buona concimazione. Non tollera invece i terreni calcarei, quelli argillosi e pesanti. 

La messa a dimora si effettua in autunno o a fine dell'inverno. All'impianto è bene effettuare una buona concimazione di base, sia organica (letame) nella dose di 10-30 kg/mq sia minerale con concimi ad alto contenuto di potassio nella dose di 50 g/mq. 

Durante il periodo vegetativo si effettuano ogni 30 giorni circa, concimazioni con prodotti ternari (20-30 g/mq), variando il rapporto tra gli elementi in base al periodo dell'anno: in primavera utilizzare un concime azotato e in estate-autunno un concime ricco di potassio e fosforo. Per la coltivazione del pesco come pianta ornamentale non è necessaria la potatura. 

Esposizione: il pesco richiede molta luce, quindi va collocata in pieno sole. 

Temperatura: il pesco non tollera temperature invernali molto basse, a -20-25°C si verificano danni agli organi legnosi, mentre già a -12-15°C si hanno danni alle gemme, che vanno perdute, ma necessita di un certo numero di ore di freddo invernale (da 400 a 800 ore a -7°C) per superare il periodo di riposo. Sono da temere le gelate primaverili, vista la precocità della fioritura: i fiori cadono e di conseguenza non si formano i frutti. 

Annaffiatura: Il pesco, pur essendo piuttosto resistente alla siccità, vive meglio nei terreni freschi e leggermente umidi: quindi nei periodi più caldi intervenire con abbondanti annaffiature. 

Moltiplicazione: il metodo più utilizzato per la propagazione del pesco è l'innesto a "gemma dormiente" (quello che si effettua d'estate). Si innesta in agosto-settembre utilizzando piantine ottenute dalla semina in primavera nello stesso anno. Per ottenere buone probabilità di attecchimento e piante vigorose è importante la scelta del portinnesto: si utilizza soprattutto il "franco" (piantine ottenute da seme) e poi alcuni ibridi tra Prunus persica e prunus davidiana, il mandorlo e il susino.

Parassiti animali: 

1- Afide farinoso del pesco e del susino: i rami e la pagina inferiore delle foglie vengono ricoperte da una cera farinosa, biancastra e da sostanze zuccherine, appiccicaticce; le foglie seccano e i frutti non si sviluppano e cadono

2-Afide verde del pesco: con le sue punture provoca la formazione di bollosità sulle foglie, che seccano e cadono.

3- Cocciniglia di San Josè: forma incrostazioni sui rami; nel caso di attacchi gravi, vengono infestate anche le foglie; i frutti sono danneggiati raramente

4- Cocciniglia bianca del gelso e del pesco: forma incrostazioni sul tronco e sui rami; le piante deperiscono notevolmente, i rami disseccano e la produzione si riduce. 

5- Mosca mediterranea della frutta e degli agrumi: le larve si sviluppano all'interno dei frutti che marciscono e cadono.

6- Tignola orientale del pesco: le larve, nella prima generazione, attaccano i germogli facendoli seccare e, nelle successive generazioni, scavano gallerie all'interno dei frutti, penetrando anche nell'endocarpo e rodendo persino il seme. 

7- Tignola del pesco: compare prima della Tignola orientale,  e danneggia soprattutto i giovani germogli

8- Ragnetto rosso dei fruttiferi: danneggia le foglie, che diventano grigioscure, seccano e cadono

9- Tripidi: colpiscono solo alcune varietà di pesco (nettarine), provocando deformazioni dei frutticini.

 
Parassiti vegetali: 

1- Mal della bolla: è caratterizzato da bollosità e da deformazioni di colore rossastro sulle foglie

2- Corineo: formazione di macchie brunastre sui giovani germogli e sulle foglie; i germogli seccano e sulle foglie si presentano numerosi fori; i frutti cadono prematuramente.

3- Mummificazione delle pesche: determina l'imbrunimento dei fiori e il disseccamento dei rametti che li portano; i frutti marciscono e si mummificano

4- Oidio del pesco: i germogli giovani si coprono di macchie biancastre; sui frutti si formano macchie chiare, che successivamente imbruniscono.

5- Cancro rameale: sviluppo di cancri, con disseccamento delle gemme e dei rametti e fuoriuscita di gomma. 

6- Mal del piombo: l'apparato fogliare assume un colore plumbeo; i tronchi sezionati presentano all'interno un imbrunimento. 

Fisiopatie - Clorosi: comparsa di ingiallimento diffuso su foglie con riduzione dell'attività vegetativa e della produzione. 

Mandorlo-Nome scientifico Prunus, Famiglia-Rosaceae - Origine-Cina


Il mandorle fa parte del vastissimo genere Prunus (oltre 430 specie), composto da alberi e arbusti quasi sempre a foglie decidue, resistenti, importanti dal punto di vista ornamentale e come piante da frutto.

Il mandorlo è una specie che può formare arbusti o alberi con fusto e branche contorti, rivestiti da una corteccia nerastra, fessurata a scaglie; i rami giovani sono verdi, spesso con sfumature rossastre sul lato esposto al sole.

Le gemme a fiore, da cui si formeranno i frutti, sono riconoscibili perché ingrossate, quelle a legno sono più sottili.
 
I fiori vengono emessi molto prima delle foglie sugli esemplari giovani e poco prima sugli esemplari adulti; sono bianchi o rosa chiaro e sbocciano da dicembre a febbraio-marzo secondo la precocità della varietà e del clima. 

Il frutto, che matura in settembre, è una drupa o forma ovale o allungata, di cui viene raccolto l'endocarpo (nocciolo) duro, legnoso, bucherellato che contiene seme, la mandorla

Tra i mandorli omamental troviamo:
P. glandulosa, una specie arbustiva, compatta, con foglie ovato-lanceolate, dentate e appuntite. Ha fiori bianchi o rosa che sbocciano in marzo aprile.
Prunus tenella (o P.nana) è una specie arbustiva, cespugliosa. con foglie da obovate a lanceolate, lucide. Ha fiori rosa intenso che sbocciano numerosi in marzo-aprile.
P.triloba (o Ptlabo multiplex). Il mandorlo della Cina", è un ibrido che forma arbusti o piccoli alberi con
foglie grossolanamente dentate. Ha fiori rosa chiaro che sbocciano a fine marzo-inizio aprile.
Tra le sue varietà alcune sono ornamentali, come Alba, a fiori bianchi, e Rosea-Plena, con  fiori doppi, rosa pallido.
P. amygdalus  è invece una specie arborea ampiamente coltivata per la produzione dei frutti. Ha foglie oblungo-lanceolate, con margini leggermente seghettati
 


COLTIVAZIONE
Il mandorlo viere coltivato in piena terra. Le varietà a cespuglio, molto ornamentali, si possono utilizzare anche per le siepi. Poiché i fiori vengono facilmente danneggiati dal gelo, la coltivazione viene effettuata quasi esclusivamente nelle zone a clima mite, con poche eccezioni per le varietà a fioritura tardiva.

Un altro fattore climatico importante è una bassa piovosità nel periodo di fioritura. Si tratta di una pianta che non gradisce il trapianto ed è preferibile quindi seminare direttamente a dimora e, per le piante da frutto, innestare dopo 2-3 anni, in primavera. Preferisce terreni secchi, leggeri, ricchi di calcare, mentre rifugge quelli umidi e acidi dove può avere problemi di caduta delle foglie. 

Sono gradite le concimazioni tanto organiche (20-30 kg per pianta) quanto minerali, utilizzando soprattutto perfosfato (40-50 g per pianta all'impianto e poi altrettanto ogni anno, in copertura, all'inizio
della primavera), perché il fosforo è particolarmente importante per la produzione delle mandorle. Il mandorlo si coltiva generalmente in forma naturale, anche se talvolta viene potato a vaso.

Le potature di produzione sono di solito limitate all'eliminazione dei rami secchi, danneggiati o mal disposti. Dalla base del tronco si elminano i "succhioni", rami improduttivi che sottraggono sostanze nutritive alla pianta.

ESPOSIZIONE
Il mandorlo preferisce un'esposizione in pieno sole.

TEMPERATURA
È resistente sia alle alte sia alle basse temperature, anche rigide.

ANNAFFIATURA
Deve essere scarsa, in quanto il mandorlo preferisce terreni tendenzialmente aridi.

PROPAGAZIONE
Si utilizza la semina direttamente a dimora, a inizio primavera, diradando poi le piantine appena sono maneggiabili.

Malattie e parassiti
I mandorli da frutto sono soggetti più o meno alle stesse malattie degli altri Prunus, come il ciliegio o il pesco. Sui mandorli ornamentali danni sono provocati da Monilinia fructicola, con vasti imbrunimenti delle foglie e appassimenti di intere branche; le parti colpite vanno eliminate. Altri problemi sono l'oidio (mal bianco), provocato da Podosphaera oxycanthae, da combattere con zolfo o altri fungicidi antioidici; i marciumi radicali sono provocati da Armillaria mellea (il chiodino) e da altri funghi: le piante colpite vanno eliminate.
 
Come acquistare.
Acquistarle in contenitore per avere maggiori garanzie di attecchimento. Le varietà maggiormente coltivate sono autosterili, cioè non si possono autofecondare, ed è quindi necessario che nelle vicinanze vi siano varietà diverse.

Susino -Nome scientifico: Prunus - Famiglia delle  Rosaceae - Origine: Europa, Asia

I susini fanno parte del genere Prunus, che comprende oltre 400 specie; si tratta di piante arboree, che raggiungono l'altezza di 7-10m, con un apparato radicale piuttosto superficiale e un tronco rivestito da corteccia nerastra, con screpolature longitudinali. 

Dei susini vi sono specie e varietà sia ornamentali, sia da frutto, che entrano in piena produzione dopo 4-5 anni dalla messa a dimora. I fiori, generalmente bianchi, sono seguiti da drupe (frutti carnosi con nocciolo legnoso) di colore giallo, rosso o blu molto scuro, presenti in estate.

Tra i susini ornamentali:
Prunus cerasifera (il mirabolano) è una specie caratterizzata da fiori bianchi che sbocciano in grande abbondanza in febbraio-marzo e produce piccole susine rosse o gialle sulle piante adulte. É molto utilizzato come portainnesto per le piante da frutto.
P.spinosa (il prugnolo) è una specie con rami spinosi, foglie verde scuro, ovate, e una gran quantità di fiori bianchi che sbocciano in marzo-aprile. I frutti sono tondeggianti, blu-nerastri. Viene utilizzato spesso in forma arbustiva per formare siepi.

Le varietà da frutto più diffuse derivano da 2 specie: P. domestica (susino europeo) e P.salicina (susino giapponese): la prima ha rami eretti con foglie ovali, cuoiose; i fiori sono bianco-avorio e sbocciano a inizio primavera.
P.salicina ha invece rami penduli e foglie lanceolate, sottili; i fiori sono bianchi e sbocciano a fine inverno.

COLTIVAZIONE
I susini si coltivano in piena terra. Alcune varietà di Prunus cerasifera sono molto utilizzate per alberature stradali e per formare siepi per le quali è adatto anche P spinosa.

Si mettono a dimora in autunno (nelle regioni a inverno freddo) o in primavera. Preferiscono terreni freschi ma ben drenati, di medio impasto; i susini europei sopportano anche i terreni argillosi. È necessaria una buona concimazione tanto organica quanto minerale: 70 kg/m² di sostanza organica ben matura e 50 g/m² di concime complesso ternario; in primavera si effettua una concimazione organica in copertura con letame ben maturo (20 30 kg per pianta). La potatura per le specie omamentali non è necessaria se non per le siepi e per eliminare i rami secchi, danneggiati o mal disposti.

ESPOSIZIONE
I susini richiedono posizioni molto luminose, anche in pieno sole.

TEMPERATURA
Sono resistenti sia alle alte sia alle basse temperature, ma sono sensibili alle gelate tardive.

ANNAFFIATURA
Si deve intervenire nel periodo primaverile-estivo con una certa frequenza e intensità, senza creare ristagni, per mantenere fresco e umido il terreno.

PROPAGAZIONE
Il metodo più utilizzato è l'innesto a gemma dormiente (in tarda estate). Alcune varietà di susini europei si possono invece moltiplicare per seme, perché mantengono le caratteristiche delle piante da cui
provergono.

Malattie e parassiti
Tra i parassiti animali, l'afide farinoso (Hialopterus pruni) si insedia sui rami e sulle foglie che spesso seccano e cadono, mentre i frutti hanno uno sviluppo stentato e spesso cadono prematuramente. L'afide verde del pesco (Myzus persicoe) provoca deformazioni bollose delle foglie. Ambedue si combattono con aficidi.

La cocciniglia di San Josè (Quadrospidiotus perniciosus) si insedia sul fusto e sui rami e nei casi più gravi anche sulle foglie, provocando una crescita stentata delle piante. Si combatte con anticoccidici. Le larve della falena invernale degli alberi da frutto (Cheimotobia brunata) si alimentano con le foglie: si possono solo prevenire distruggendo gli insetti che si trovano nel terreno, lavorandolo ed effettuando delle rullature. Il ragnetto rosso dei fruttiferi (Tetranychus urticae) infesta le foglie, che possono seccare e cadere. Si combatte con acaricidi.

Tra le malattie, particolarmente dannosa è la gommosi provocata da Corineum bejerinki: una sostanza gommosa fuoriesce da diverse parti della pianta, provocando imbrunimenti e seccumi. Eliminare le parti colpite e trattare con prodotti a base di ditiocarbammati. La mummificazione delle susine (causata da Moniinia laxa) causa imbrunimento e seccume dei fiori e marciume dei frutti: asportare le parti colpite e poi trattare con ditiocarbammati. Il mal del piombo (Stereum purpureum) fa diventare le foglie di colore grigio metallico, molto fragili, mentre sul tronco e sui rami appaiono macchie: eliminare le parti colpite. Nelle piante colpite da Taphrina pruni si osservano macchie gialle sulle foglie e uno sviluppo irregolare dei frutti (forma allungata, con superficie rugosa): eliminare le parti colpite e poi trattare con prodotti a base di rame o ditiocarbammati.

Come acquistare
Per le varietà ornamentali scegliere piante piccole ma già ben formate.

 

 

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